Periodo Tardo Egizio (672 a.C. – 332 a.C.), Frammento di sarcofago, Legno e gesso policromo, h. cm 47,5


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Categoria : Archeologia  > Egitto
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Periodo Tardo Egizio (672 a.C. – 332 a.C.), Frammento di sarcofago, Legno e gesso policromo, h. cm 47,5 
Epoca : V-I secolo .A.C.

Periodo Tardo Egizio (672 a.C. – 332 a.C.)

Frammento di sarcofago

Legno e gesso policromo, h. cm 47,5

L'antica civiltà egizia affascina ancora oggi il mondo per la grandezza della sua storia, la modernità della sua civiltà, la ricercatezza dei suoi riti e gli elementi di superstizione insiti nelle sue credenze.

Per gli antichi egizi la morte non era la fine della vita, che continuava nell'eternità ultraterrena; svilupparono perciò un complesso culto funerario che gli permetteva la vita dopo la morte.

Per vivere nell’Aldilà, gli antichi Egizi credevano fosse necessario preservare il defunto attraverso la mummificazione, per consentire all'anima di vivere nel corpo imbalsamato. Ai morti veniva poi fornito tutto ciò che poteva essere loro utile dopo la morte, anche vestiti, suppellettili o cibo. Un modellino di barca veniva spesso posto nella tomba per compiere il viaggio nell'aldilà.

Il sarcofago egizio era destinato a custodire il corpo del defunto e il suo Ka. Il sarcofago rappresentava un elemento di fondamentale importanza nella ritualità egizia, infatti costituisce la dimora del defunto per l'eternità. Tra coperchio e fondo si instaura la dicotomia di cielo e terra mentre i lati rappresentano i punti cardinali. Di solito la testa veniva posta a nord con il volto rivolto ad est verso il sole che sorge. Con il termine Ka si fa riferimento a una delle parti che secondo gli antichi egizi costituivano l'anima; la parte che dopo la morte deve essere ricordati da parenti e amici, poiché individuava la forza vitale, il temperamento e le qualità degli uomini.

Nella storia egizia sono diverse le tipologie e le decorazioni dei sarcofaghi. Il frammento in esame, ligneo, può essere ricondotto al periodo Tardo Egitto (672 a.C. - 332 a.C.) dove si assiste ad un ritorno di modelli più antichi, tradizionali nella forma e nella struttura, ampiamente decorati con figure di divinità e testi sacri.

Nel caso in esame il legno è decorato da uno strato di gesso dipinto in bianco, rosso, verde e azzurro, suddiviso su tre registri con rappresentazione di una divinità affiancata da colonne di testo.

Lo strato di gesso dipinto in bianco, rosso, verde e azzurro diviso in tre registri, ciascuno mostrando una dea, tenendo una stella in una mano e uno scettro-scettro nell'altro, ognuno affiancato da colonne di testo.

La dea può essere individuata come Hathor, di solito raffigurata nelle tombe con l'epiteto di signora dell'occidente, cioè signora dei morti e si riteneva accogliesse le anime nell'aldilà.

Nel corso dei secoli e dei millenni millenni, Hathor assimilò più divinità locali, accumulando una mitologia e attributi estremamente vari, tali essere considerata allo stesso tempo madre, sposa e figlia di Ra, divinità del sole.

Un interessante esempio di confronto può essere individuato con un sarcofago conservato al Castello Sforzesco di Milano, il sarcofago di Peftjauauyaset, da Tebe, di epoca tarda (XXVI dinastia, VII secolo a.C.).

 
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