Bottega di Carlo Francesco Nuvolone (Milano, 1609 - 1662), Santa Caterina e sant'Orsola


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Categoria : Dipinti antichi  > dipinti '600  > Religioso
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Bottega di Carlo Francesco Nuvolone (Milano, 1609 - 1662), Santa Caterina e sant'Orsola 
Epoca : Seicento

Bottega di Carlo Francesco Nuvolone (Milano, 1609 - 1662)

Santa Caterina e sant'Orsola

(2) Olio su tavola, cm 30 x 21,5; con cornice cm 42 x 59

 

Il dittico in esame rispecchia la tipica dimensione dedicata alla devozione privata. Il dipinto presenta evidentemente i caratteri della pittura lombarda del Seicento. Il riferimento è nello specifico ai Nuvolone, famiglia di artisti attiva nella Milano del Seicento e, in particolare dei due figli del capostipite Panfilo, ovvero Carlo Francesco (1609-1662) e Giuseppe. L'opera si avvicina ai modi di Carlo Francesco. Carlo Francesco frequentò l'Accademia Ambrosiana dove fu allievo del padre Panfilo Nuvolone (1581-1651) e di Giovanni Battista Crespi detto il Cerano (1557-1632).

Il dittico in esame può trovare un confronto con una rappresentazione di sant'Orsola, conservata presso il Staatliche Museen di Karlsruhe in Germania o un martirio di sant'Agata esposto presso il Carnegie Museum of Art a Pittsburgh.

Secondo la Legenda AureavCaterina nasce ad Alessandria d'Egitto, figlia del re Costa, sul finire del III secolo d.C.Viene descritta come una giovane bellissima, tanto da colpire l'attenzione dell'imperatore Massenzio che la scelse come sposa ma la sua fede cristiana e la sua devozione la spinsero a rifiutare la proposta; l'imperatore tentò di dissuaderla mandando da lei cinquanta fra i filosofi e gli oratori più sapienti dell'epoca ma il tentativo si rivelò vano e Caterina riuscì a convincerli della bontà della su fede. Massenzio dopo aver condannato al rogo i sapienti convertiti, la fece arrestare e, dopo dodici giorni di prigionia, decise di giustiziarla col supplizio della ruota, divenuta da allora il suo attributo iconografico.

Orsola, figlia di un sovrano bretone, che si era segretamente consacrata a Dio ma fu chiesta in sposa dal principe pagano Ereo. Il rifiuto da parte della principessa avrebbe rischiato di scatenare una guerra ed anche per questo, consigliata da un angelo nel corso di una visione avuta in sogno, chiese di poter rimandare la decisione di tre anni, per meglio comprendere la volontà del Signore e nella speranza che il promesso sposo si convertisse al cristianesimo e cambiasse idea. Allo scadere del tempo stabilito, ancora esortata da un messaggero divino, Orsola prese il mare con undicimila compagne (in realtà sarebbero undici ma sono diventate undicimila nella leggenda per un segno su un'iscrizione in una chiesa di Colonia) e, secondo alcune versioni, anche con il promesso sposo. Attraversò il tratto fra l'Inghilterra ed il continente su una flotta di undici navi, poi, sospinta anche da una tempesta, risalì il corso del Reno fino a Colonia e successivamente a Basilea, in Svizzera, da dove proseguì a piedi, in devoto e variopinto pellegrinaggio, fino a Roma. A Roma Orsola e le sue compagne furono accolte da "papa Ciriaco", personaggio sconosciuto alla storia. Successivamente, di ritorno in patria per la stessa via, transitò per Colonia, che nel frattempo era stata conquistata da Attila: qui le undicimila vergini, esortate da Orsola alla fermezza, furono subito trucidate dalla furia dei barbari in un solo giorno, mentre il famigerato re unno, invaghito dalla sua bellezza, risparmiò Orsola, che chiese anch'egli in sposa, promettendole salva la vita. Al suo rifiuto la fece però uccidere a colpi di freccia, e con lei, secondo una tarda versione, fu ucciso pure papa Ciriaco, che l'aveva seguita nel suo viaggi. Nell'arte, Orsola è rappresentata in vari momenti della sua vita: il sogno, l'incontro con papa Ciriaco, il viaggio, il martirio. È rappresentata come una principessa, in abiti regali, generalmente con la corona in testa; tra i suoi attributi, la palma del martirio, la freccia che la uccise, un vessillo bianco con croce rossa, come segno di vittoria sulla morte per mezzo del martirio, una barca.

 
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