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ANTONIO ALLEGRI detto "il CORREGGIO" - (Correggio, c.1489 - ivi, 1534)
CAPOLAVORO - MADONNA COL BAMBINO E SAN GIOVANNINO - olio su tavola di ANTONIO ALLEGRI detto "il CORREGGIO" (Correggio c. 1489 – ivi 1534) – (Scuola di)

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ANTONIO ALLEGRI detto

MADONNA COL BAMBINO E SAN GIOVANNINO

Olio su tavola – cm. 57,5 x 43

opera di ANTONIO ALLEGRI detto “IL CORREGGIO”

(Correggio c. 1489 – ivi 1534) – (Scuola di)

 

OPERA DA GRANDE MUSEO INTERNAZIONALE

 

Antonio Allegri detto il Correggio (Correggio, c. 1489 – Correggio, 5 marzo 1534).

Prendendo spunto dalla cultura del Quattrocento e dai grandi maestri dell'epoca, quali Leonardo, Raffaello, Michelangelo e Mantegna, inaugurò, assieme alla sua scuola, un nuovo modo di concepire la pittura ed elaborò un proprio originale percorso artistico, che lo colloca tra i grandi del Cinquecento.

In virtù della dolcezza espressiva dei suoi personaggi e per l'ampio uso prospettico, sia nei dipinti sacri sia in quelli profani, egli si impose in terra padana come il portatore più moderno e ardito degli ideali del Rinascimento. Infatti, all'esplosione del colore veneziano e al manierismo romano, contrappose uno stile fluido, luminoso, di forte coinvolgimento emotivo. Nello sforzo di ottenere la massima espressione di leggerezza e di grazia, Correggio fu un precursore della pittura illusionistica. Introdusse luce e colore perché facessero da contrappeso alle forme e sviluppò così nuovi effetti di chiaroscuro, creando l'illusione della plasticità con scorci talora duri e con audaci sovrapposizioni. Come possiamo notare anche nel nostro bellissimo dipinto, ove le tre figure sacre, esaltate dal colore rosso-arancio della veste della Madonna e dal candore naturale dell’epidermide del Bambino, si contrappongono a profondi piani sequenza del paesaggio montuoso retrostante. Che ne accentuano la forza prospettica e l’effetto decisamente tridimensionale.

L'illuminazione (qui davvero straordinaria) e la struttura compositiva in diagonale delle sue opere, gli permisero anche di ottenere una significativa profondità spaziale nei suoi dipinti (come abbiamo visto), caratteristica quest'ultima, tipica del suo stile. Le maestose pale d'altare degli anni venti del ‘500 sono di spettacolare concezione, con gesti concatenati, espressioni sorridenti, personaggi intriganti, colori suadenti.

La luce, anche qui declinata secondo un chiaroscuro morbido e delicato, ne fece uno dei punti di non ritorno della pittura, fu capace di influenzare prima di tutto la sua fiorente scuola e poi movimenti artistici tra loro diversissimi come il barocco di Giovanni Lanfranco e Baciccio e il neoclassicismo di Anton Raphael Mengs.

Il giovane Correggio accolse inoltre le suggestioni chiaroscurali leonardesche e da Raffaello acquisì il gusto per le forme monumentali, unite al senso di placida contemplazione dei pittori umbri e fiorentini. Fu anche partecipe, nel segno di una grandissima apertura culturale, dell'esperienza dei veneziani (Cima da Conegliano, Giorgione, Tiziano), dei ferraresi (Costa, Dossi), di Francesco Francia, di Melozzo da Forlì e le sue vedute "da sott'in su" e degli artisti nordici (primo fra tutti Albrecht Dürer e Altdorfer). Inoltre conobbe, tramite Michelangelo Anselmi, le novità del Beccafumi. Una tale ricchezza di spunti gli garantì un tratto autonomo, basato sulla ricerca di una fluidità narrativa, dove lo sfumato leonardesco era unito a un colore ricco, steso morbidamente, e a un perfetto dominio dell'illusionismo prospettico (esemplari nella nostra tavola), appreso dal Mantegna.

A questo periodo sono attribuiti una serie di "esercizi di stile" in piccolo formato, cioè una serie di quadretti di piccole dimensioni in cui egli faceva pratica su temi e modi di altri maestri (soprattutto Mantegna e Leonardo), sperimentando i propri avanzamenti nell'arte con una certa spregiudicata libertà. Queste opere, tra cui spiccano Giuditta e la sua ancella con la testa di Oloferne o la Madonna col Bambino tra due angeli musicanti, dovettero nascere quindi come oggetti privati, ceduti poi a una cerchia di estimatori molto vicini al pittore.

Il Correggio e la sua scuola si caratterizzano per opere di grande eleganza, definite da una crescente morbidezza del modellato, finezza cromatica ed effetto dinamico, ottenuto grazie alla concatenazione di gesti e sguardi. In tali collegamenti il pittore riuscì a cogliere il più autentico legame tra le varie figure, portando all'estremo compimento la lezione di Leonardo da Vinci. Dalla ricchezza di fonti luminose della Notte o dell'Orazione nell'orto partiranno poi le ricerche sulla luministica dei Carracci.

Accanto a tali lavori numerose furono le commissioni private per opere di piccolo formato (straordinarie ad esempio l'Adorazione del Bambino agli Uffizi o l'Ecce Homo alla National Gallery di Londra) e l’inizio di una serie di opere a carattere mitologico, che furono il soggetto ricorrente della sua ultima produzione.

"Pittore singularissimo" lo definì Vasari,  ed il Correggio, primo “Pittore della Luce” del suo tempo, influenzato ma non soggiogato da Leonardo, è davvero uno dei pittori più singolari della storia dell'arte.

sito web: www.palazzodelbuonsignore.com