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ANTONIO CALZA - (Verona, 1653 - ivi, 1725)
CAPOLAVORO - BATTAGLIA EQUESTRE - olio su tavola di ANTONIO CALZA (Verona, 1653 - ivi 1725)

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ANTONIO CALZA - (Verona, 1653 - ivi, 1725)

BATTAGLIA EQUESTRE

Olio su tavola – cm. 43,5 x 70,5

Opera di

ANTONIO  CALZA  (Verona 1653, – ivi, 1725)

 

OPERA  DA  GRANDE  MUSEO  INTERNAZIONALE

Dipinto realizzato con notevole forza espressiva nel momento cruciale della battaglia. Caratterizzata da intensità di colore e di luce, la scena principale si staglia su un fondale montuoso ovattato dai fumi dello scontro. Di grande effetto sono la concitazione, la forza espressiva esaltata dagli effetti di chiaroscuro, il vivace ed intenso colorismo e la pennellata decisa e drammatica, priva di ripensamenti, che ne fanno uno dei più importanti pittore di battaglie del ‘600, dopo il Borgognone, di cui fu eccellente allievo e continuatore. Con, a tratti, evidenti rimandi all’arte “battagliera” di Salvator Rosa.

Note critiche e biografiche

Nato a Verona nel 1653, Antonio Calza fu un interessante esponente artistico di fine Seicento ed inizi Settecento, un pittore che si appassionò all’arte, ed in particolare alla Pittura, sin dall’infanzia e che, per questo motivo, come era accaduto a molti altri artisti, rifiutò di seguire le orme del padre orafo per dedicarsi anima e corpo a quella che era la sua più grande passione.

Il padre, Giovanni, era un noto orefice di Verona, che sperava che il figlio scegliesse di imparare il suo mestiere proseguendo quella che era una tradizione di famiglia; ma Antonio Calza, alla tenera età di 11 anni, decise di fuggire dalla città e dalla famiglia che lo avevano cresciuto, per raggiungere Bologna, dove poté iniziare la sua formazione artistica grazie al Cignani.

Ebbe così inizio la carriera pittorica dell’artista, nei cui primi dipinti si nota una certa propensione alla pittura paesaggistica e storica, forse consigliato dal maestro. Qualche anno dopo, invece, si recò a Roma, dove poté studiare a lungo con il celebre “maestro delle battaglie”  detto  “il  Borgognone”   (Jacques Courtois o Giacomo Cortesi  (Saint-Hyppolite 1621Roma 1676), di cui fu, come abbiamo visto, il più promettente allievo.  Salvo poi ritornare a Verona, nel 1675, quando fece pace con la famiglia e sposò una ricca vedova, molto più grande di lui (aveva 88 anni), dalla quale ereditò molto denaro.

E proprio a Verona, la città dalla quale era fuggito anni prima e nella quale era ritornato per riconciliarsi con il padre, il giovane pittore ebbe un grande successo, diventando famoso ed eseguendo molte opere, soprattutto dipinti raffiguranti battaglie (di cui può essere considerato un vero e proprio “specialista”, ma anche paesaggi e vedute.

A causa di un problema con la giustizia – fu accusato di omicidio, commesso tuttavia per errore – l’artista si allontanò da Verona, e si recò nuovamente a Bologna, dove proseguì la sua produzione artistica.

Si sposò altre due volte, e la terza moglie, Angiola Agnese Pakman, che sposò nel 1708, era una pittrice fiamminga che amava raffigurare in particolar modo fiori e frutta e animali e che collaborò con lui in alcuni dei suoi dipinti ed opere della maturità. Fu molto apprezzato anche dalla corte dei Savoia, per i quali dipinse alcuni ritratti.

Ritornò a Verona, dopo molti anni dalla sua partenza, e qui morì il 18 aprile del 1725.

sito web: www.palazzodelbuonsignore.com